Repubblica la insulta, Giorgia Meloni li umilia Orgoglio destra: “Sapete cos’è meglio di voi?”

 

Premessa: «Sono un po’ stanca, e devo dire che è bello che domani (oggi, ndr) ci sia il silenzio elettorale: voglio solo dormire e stare con mia figlia. È stata durissima». E magari, aggiunge Giorgia Meloni, «mangiare un piatto di pasta accompagnato da un bicchiere di vino». Ma anche nel rush finale della campagna elettorale, che in serata l’ ha portata a Latina insieme al candidato alla Regione Lazio, Stefano Parisi, la presidente di Fratelli d’ Italia non rinuncia a marcare il territorio, recapitando un nuovo avvertimento agli alleati: «Non faremo più alleanze con gente che va a fare gli inciuci».
Che Fratelli d’ Italia fosse contrario a «governi con 5 Stelle, Pd, di unità nazionale, di larghe intese e responsabilità» era noto. Adesso Meloni aggiunge un tassello: se qualcuno tradirà il patto che è stato ribadito davanti agli elettori in occasione dell’ evento unitario di venerdì a Roma – voluto fortemente proprio dall’ ex ministro della Gioventù – quel centrodestra ricostruito faticosamente è destinato ad andare subito in pezzi. Se dalle urne non uscirà una maggioranza di centrodestra, ribadisce Meloni al programma di Rai Radio1 Un Giorno da pecora, «si può tornare a votare». Anche cambiando la legge elettorale. Un intervento che potrebbe essere realizzato in pochi giorni: «Con un bel governo settimanale a scadenza il venerdì. Che ora mi si dica che serve un altro anno di governo Minniti, Gentiloni o Calenda per fare un’ altra legge elettorale mi fa ridere».

Tajani non scalda – Meloni resta fredda sul nome di Tajani, lanciato da Silvio Berlusconi come candidato premier di FI: «È una brava persona, ma io preferirei una persona che in Europa sappia battere di più i pugni sul tavolo». Il presidente dell’ Europarlamento «non è il mio candidato». Al contrario di Matteo Salvini, preoccupato (in chiave anti-M5S) della tenuta del Pd nelle Regioni del Mezzogiorno, a Meloni non dispiacciono i dem in caduta libera: «Se il Pd va male io sono contenta. Se lo meritano, secondo me vanno sotto il 20%».
Nelle ultime ore della campagna elettorale, la leader di Fratelli d’ Italia si è appellata agli indecisi, in grado di fare pendere in extremis il piatto della bilancia da una parte o dall’ altra: «Queste elezioni saranno determinate dagli indecisi, e dico a queste persone che le due possibilità che rimangono sul piatto sono due: o vince il centrodestra e riesce a dare all’ Italia un governo, o sarà il caos».

Contro la Bonino – Ieri Meloni ha attaccato con forza Emma Bonino: «Prenderà il 2%, ma la stanno pompando a manetta. Oggi (ieri, ndr) c’ era una pagina su di lei pubblicata dal Corriere della Sera. Chissà come farà a pagarla, io i soldi per fare una cosa del genere non ce l’ ho».
E il pensiero corre subito al “filantropo”- speculatore di origine ungherese George Soros: «Lei sta nella fondazione di Soros, che le finanzia la campagna elettorale. L’ ha detto lei che è così. Soros è il più grande finanziatore dei progetti di immigrazione incontrollata».
In serata, dal palco di Latina, dopo aver fatto il bilancio di una campagna elettorale che l’ ha portata «in tutta Italia», ha difeso le sue origini popolari: «Noi siamo gente del popolo». Una risposta ad un articolo di Repubblica, che l’ ha definita una «caricatura della destra», una sorta di «regina di coattonia». «Ne sono fiera. È la prova che la sinistra è in preda a una crisi di nervi.
La nostra è una politica normale, fatta di gente normale che frequenta posti normali».
Come le «trattorie», le «borgate» e le «palestre». Tutto il contrario di una «sinistra radical chic che non è in grado di affrontare i problemi delle persone perché non li conosce. Una mesata in miniera non gli farebbe male».
Tra le bandiere di Fratelli d’ Italia e la spinta a Parisi – «l’ abbiamo lanciato in una campagna elettorale difficilissima, ma sta facendo parecchi passi avanti» – Meloni non dimentica le parole d’ ordine della destra: legge e ordine. «Vinceremo e i centri sociali violenti li chiudiamo».
Senza dimenticare la politica estera: «L’ eliminazione delle sanzioni alla Russia sarà uno dei nostri principali atti, anche a costo di imporre una frattura in seno all’ Unione Europea».

 

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