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Perchè solo Vladimir Putin può salvare il mondo: Vespa svela il segreto più nascosto dello zar russo

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E’ uscito il libro di Bruno Vespa “Soli al comando”. Una serie di ritratti degli uomini e delle donne che hanno governato il mondo. Di seguito riportiamo il capitolo del libro dedicato al presidente russo Vladimir Putin.

Oggi l’ Occidente vede in Putin un potenziale pericolo per la propria sicurezza, ma dovrebbe ricercarne le cause nei propri errori in politica estera. Abbiamo visto che, fin dall’ inizio del suo mandato, il leader russo ha cercato di costruire un rapporto amichevole con gli Stati Uniti.

Nel 2001 incontrò George W. Bush, che disse di aver “guardato i suoi occhi e di aver visto la sua anima”. Poi, nel 2002, il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, amico di entrambi, li invitò nella base di Pratica di Mare, vicino a Roma. Fu decisa la costituzione di un consiglio Nato-Russia e si certificò di fatto la fine definitiva di quel che restava della vecchia guerra fredda. Putin instaurò buoni rapporti anche con il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e il presidente francese Jacques Chirac.

A Kaliningrad – I tre s’ incontrarono nel 2005 a Kaliningrad per celebrare i 750 anni della città, e nel 2008 Francia e Russia stipularono un gigantesco accordo di forniture militari. Noi tutti ci illudemmo che, dinanzi ai nuovi pericoli del terrorismo islamista certificati dall’ attentato alle Torri Gemelle e da quelli che seguirono e alle inquietudini permanenti del Medio Oriente, non avesse più senso un confronto muscolare tra la Nato e quel che restava dell’ ormai disciolto Patto di Varsavia. Come dice Romano, immaginammo che la Nato si fosse ormai trasformata in un’ organizzazione collettiva dell’ intero continente europeo. Purtroppo non fu così. È comprensibile che Stati vissuti per più di sessant’ anni sotto il tallone di un comunismo durissimo non aspettassero altro che rifugiarsi sotto l’ ombrello protettivo dell’ Occidente. Ma inglobare nei confini della Nato Estonia, Lettonia e Lituania, e piazzare missili e radar dalla Polonia alla Romania, non è stata una buona idea.
La Storia ha visto l’ Occidente vincere sul comunismo. Stravincere può essere rischioso.

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L’ annessione della Crimea alla Russia e la perdurante crisi ucraina nascono anche da qui. La Crimea è sempre stata russa ed è possibile che abbia ragione Putin a sostenere che, quando Chrucëv la regalò all’ Ucraina, lo fece con una violazione costituzionale. Fra il 2013 e il 2014 l’ Unione europea tentò di far associare l’ Ucraina, con una mossa molto forzata sia sotto il profilo tecnico (vi abitano parecchi milioni di russi) sia sotto quello economico (il paese era in bancarotta ed era stato salvato due volte dal Fondo monetario internazionale) sia sotto quello politico (lo schiaffo alla Russia sarebbe stato fortissimo).
Putin convinse il governo ucraino a non associarsi all’ Europa acquistando titoli di Stato per 15 miliardi di dollari e praticando all’ Ucraina uno sconto del 30 per cento sul prezzo del gas. (…) Putin si muove talvolta con eccessiva, pericolosa spregiudicatezza. Il bilancio delle forze armate russe è raddoppiato fra il 2010 e il 2014, e questa non è una buona notizia. Ma in questa partita Europa e Stati Uniti non hanno saputo fermarsi in tempo. La conseguenza è un incrociarsi di gigantesche esercitazioni militari ai confini ora della Nato ora della Russia, pur nella generale convinzione che nessuna delle due attaccherà mai per prima. Un altro settore in cui Putin ha saputo muoversi con molta abilità è il Medio Oriente, dove ha approfittato intelligentemente della debolezza e delle oscillazioni di Barack Obama. L’ Occidente vorrebbe che il dittatore siriano Bashar al-Assad facesse le valigie. Putin non lo consentirà mai, o comunque non rinuncerà mai al protettorato politico sulla Siria. Secondo Romano, il presidente russo ha tirato Obama fuori dei pasticci quando si è avuto il forte sospetto che Assad avesse fatto uso di armi chimiche contro i ribelli.

Il presidente americano aveva dichiarato che non avrebbe tollerato niente del genere e sarebbe intervenuto. Al momento di farlo, però, si è tirato indietro e ha salvato la faccia solo grazie a Putin, il quale gli ha garantito che Assad si sarebbe comportato bene in futuro. I rapporti di Putin con Trump passano con facilità dal sereno alla tempesta, e The Donald ha dovuto faticare parecchio per smentire le insistenti notizie di un intervento russo per mettere in difficoltà Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016. Il primo incontro tra i due nel luglio 2017 non ha portato all’ atteso ritiro delle sanzioni alla Russia. Trump è lunatico ed effervescente quanto Putin è freddo e calcolatore. Ma entrambi hanno capito che, con un Medio Oriente sempre in ebollizione e una Corea del Nord nelle mani di un uomo pronto a tutto, l’ ultima cosa di cui il mondo ha bisogno è una crisi Est-Ovest.

Il più importante – Putin passerà alla storia come la figura russa più importante dell’ ultimo secolo, insieme a Stalin e Gorbacëv, con un potere che il secondo non ha mai avuto. Pur venendo dal Partito comunista e dal principale strumento di potere dello stalinismo, il Kgb, egli sta ricostruendo la Grande Madre Russia cristiana degli zar, senza tuttavia rinnegare quasi niente del passato, Stalin compreso, a cui riconosce il merito di aver condotto alla vittoria l’ Unione Sovietica nel secondo conflitto mondiale combattendo una “grande guerra patriottica”.

Nel 2015, per celebrarne il settantesimo anniversario, il leader russo si è mescolato alla folla mostrando la foto del padre soldato. Subito dopo aver preso il potere nel 2000, Putin commissionò una revisione dell’ inno nazionale: stessa bellissima musica, ma parole radicalmente mutate, con il richiamo alla Russia eterna e alla protezione di Dio. I suoi rapporti con la Chiesa ortodossa sono eccellenti e non è un mistero che sarebbe stato favorevole alle visite in Russia di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, oltre che naturalmente di Francesco. Nei suoi primi otto anni di presidenza, il prodotto interno lordo russo è aumentato del 70 per cento e il livello di povertà si è dimezzato. Gli investimenti stranieri si sono moltiplicati e la qualità media della vita è più che dignitosa, nonostante il peso delle sanzioni.

La Russia di Putin non è certamente una democrazia compiuta secondo i canoni occidentali. Le limitazioni alla libertà di stampa sono molto forti, le manifestazioni di dissenso vengono represse con durezza, ma bisogna tener conto degli sforzi di chi ha dovuto e deve ricomporre il puzzle di un impero disgregatosi in un baleno con la caduta del comunismo. Se ne avvide bene Aleksandr Solzenicyn, che nel 2000 giunsead affermare: “Quando dicono che da noi è minacciata la libertà di stampa, io manifesto tutto il mio dissenso”. Per giudicare la Russia di oggi, occorre non dimenticare mai quella di ieri.

di Bruno Vespa http://www.liberoquotidiano.it

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