Ius soli, figuraccia-Gentiloni Ecco il documento-verità: perché ha cambiato idea

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Ius soli, perché Paolo Gentiloni e il governo hanno fatto retromarcia? Temono il crollo alle urne
Sembra definitivamente tramontata la possibilità di approvare lo ius soli in questa legislatura. Certo, un’opzione, sia pur residuale, potrebbe essere quella di portare la legge in aula subito dopo l’approvazione del Def, opzione che, però, non scalda gli animi degli esponenti Pd e del governo. Percorrere questa strada significa infatti chiedere la fiducia alle camere: una forzatura nei confronti di quelle frange della maggioranza, in primis Alternativa Popolare, contrarie al provvedimento.

Inoltre, l’aria di campagna elettorale che si inizia a respirare, spinge il Pd a tenere d’occhio il sentire degli elettori, e rinviare a data da destinarsi una legge che, stando ai sondaggi, costerebbe l’1,5-2% in termini di consensi ai dem. Così dal Nazareno la responsabilità sulla deriva dello ius soli viene scaricata sul governo, e dal governo rimpallata al Nazareno. Matteo Renzi fa sapere che la decisione sulla fiducia spetta all’esecutivo, mentre Gentiloni apre la porta (“Avevo detto che in autunno ci avrei provato”) chiarendo che però “il Pd deve essere unito”.

Insomma il gioco dell’oca. Sembra che nessuno voglia intestarsi la paternità di una legge scomoda, che rischia di far perdere voti e di intaccare la solidità del governo Gentiloni. A difendere il provvedimento resta solo il proverbiale ultimo dei giapponesi, il ministro dei trasporti Graziano Delrio, che definisce il dietrofront sulla legge un atto di “paura grave”, peraltro subito richiamato all’ordine da Renzi. Il segretario ha prima buttato acqua sul fuoco (“Quello di Delrio non è un attacco a Gentiloni”), e poi si è smarcato, negando che ci sia lui dietro le dichiarazioni del ministro.

Ma l’assenza delle condizioni politiche per approvare lo ius soli si inserisce in una cornice più ampia, e che rappresenta la vera preoccupazione del Pd: l’arenarsi nelle secche parlamentari dei cosiddetti “provvedimenti simbolo”, ius soli, legge sui vitalizi e testamento biologico. Tra queste l’unica che ha qualche probabilità di passare è la legge sul fine vita, mentre la proposta Ricchetti sulle pensioni dei politici è ormai data per persa. Si fa così concreto il rischio che nessuno dei tre provvedimenti venga approvato prima della scadenza della legislatura. Al Nazareno il timore è quello di scoprire il fianco in campagna elettorale ad attacchi incrociati di Bersani e soci su testamento biologico e ius soli, e del Movimento 5 stelle sui vitalizi. I dem si trovano su un sentiero stretto, e anche un solo passo falso potrebbe costare caro.

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