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Se lo vedete sulla battigia scappate velocemente. Può essere pericoloso e provocare anche la morte.

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E’ consigliata la condivisione massima di questo articolo/avviso per far vedere a tutti questo pesce velenoso molto diffuso nei nostri mari, specialmente per farlo vedere a tutte le mamme per la salvaguardia dei loro figli, condividete!

La famiglia Trachinidae comprende 9 specie di pesci d’acqua salata conosciuti comunemente come tracine o pesci ragno, appartenenti all’ordine Perciformes. Le tracine presentano un corpo cilindrico ma appiattito sul ventre, con testa arrotondata, bocca molto grande rivolta verso l’alto e occhi posti molto in alto sulla testa. Le pinne pettorali sono ampie, le ventrali piccole. La lunga pinna dorsale è preceduta da una pinna formata da 5-6 raggi-spine cavi, collegati a una ghiandola velenifera. Altre spine velenifere sono poste sull’opercolo branchiale. La pinna anale è opposta e simmetrica alla dorsale. La pinna caudale è a delta. La livrea è variabile da specie a specie, anche se tutte presentano un ventre giallo-bianco, mentre il resto del corpo ha un colore di fondo bianco, giallo o beige marezzato di bruno o di nero.Le dimensioni variano dai 15 cm di Trachinus collignoni ai 53 cm di Trachinus draco.Le tracine si infossano nella sabbia, lasciando liberi solo gli occhi e le spine velenifere. Quando una preda capita a portata di bocca esse escono velocemente fuori dal loro nascondiglio. Si cibano di piccoli pesci e crostacei.

Non hanno molti predatori, poiché la loro puntura dolorosa è un’esperienza terribile per chiunque provi a divorarle.

Le tracine sono pescate per le loro carni delicate, anche se conosciute come pesce povero. Sono cucinate in bianco, se grandi, oppure fritte o ancora aggiunte alle zuppe e ai brodi di pesce se piccole. Vengono catturate sia con le reti da posta che con vari tipi di lenze, compresa la pesca alla traina.

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I pesci ragno sono dotati di aculei velenosi sul dorso, che utilizzano a scopo difensivo. Non è raro per gli esseri umani venire a contatto con questi pesci, sia sulle spiagge sia durante la pesca.

Il dolore è molto forte, un bruciore profondo che si irradia dalla ferita lungo tutto l’arto, raramente arrivando fino all’inguine o all’ascella (a seconda dell’arto colpito), raggiungendo il suo massimo dopo 30-45 minuti dalla puntura, perdurando a volte per 24 ore, con strascichi di formicolii e insensibilità.

Nonostante il forte dolore (si dice che i pescatori che si pungevano in antichità venissero legati per evitare che si uccidessero buttandosi a mare) il veleno non dovrebbe essere pericoloso per l’uomo, ma in alcuni casi si, potrebbe essere molto pericoloso se non si attuano le seguenti procedure di soccorso. Piuttosto spesso però per lo shock doloroso l’organismo reagisce connausea, vomito, tremori, svenimenti e giramenti di testa. Sono necessarie profilassi antidolorifica e antitetanica per evitare un probabile shock anafilattico. Per un primo soccorso è utile immergere la zona colpita in acqua molto calda (anche salata) per due ore o almeno un’ora, o anche 30 minuti sotto la sabbia riscaldata dal sole, poiché il veleno è termolabile. Non è consigliato l’utilizzo di acqua fredda o ammoniaca. Premere per qualche istante sulla ferita per favorire l’uscita di sangue e ridurre il rischio di infezione.

Guarda il video per riconoscerlo:

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