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Quando Obama proibì l’ingresso agli islamici iracheni per 6 mesi nessuno scese in piazza

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L’ipocrisia della sinistra islamista e immigrazionista. Quando Obama proibì l’ingresso di immigrati islamici iracheni per sei mesi, nessuno scese in piazza a protestare, nessuna campagna mediatica di Tv e giornali. Se un provvedimento simile lo fa Trump per 4 mesi scoppia il putiferio.

Alla fine Donald Trump ha tirato fuori l’asso dalla manica per giustificare il blocco dei cittadini provenienti da sette Paesi islamici: “La mia politica è simile a quella di Barack Obama del 2011, quando proibì per sei mesi l’ingresso di cittadini iracheni in America”.

Il caso Kentucky

Comincia tutto nel 2009, quando due iracheni vengono arrestati a Bowling Green, in Kentucky, perché accusati di essere dei terroristi. Le forze dell’ordine cominciano ad indagare sul loro passato. Iniziano ad analizzare tutte le impronte digitali presenti sugli Ied raccolti in Medio Oriente e scoprono l’impensabile: l’America ha aperto le porte a due terroristi che hanno attentato alla vita dei soldati Usa in Iraq.

Si scopre così che sarebbero dozzine gli ex insurgentpresenti negli Stati Uniti (queste le stime fornite da Abc). Si apre quindi il caso politico. Il Congresso e l’amministrazione Obama impongono maggiori controlli sui 58mila iracheni presenti sul suolo americano e ordinano di chiudere per sei mesi le frontiere a coloro che hanno nazionalità irachena. Una decisione che crea parecchio scalpore anche perché tra i richiedenti asilo ci sono anche interpreti e spie che hanno aiutato gli americani durante la guerra contro Saddam Hussein. Uno di loro verrà ucciso a causa dello stop imposto da Obama. Secondo le stime diffuse dall’Abc, che si rifanno alle statistiche diffuse dal Dipartimento di Stato, sarebbero poco meno di 10mila gli iracheni giunti negli Usa nel 2011. La metà rispetto agli anni precedenti.

Trump e Obama a confronto

E così il vecchio caso Kentucky viene rispolverato. Ovviamente il primo a tirar fuori questa vecchia storia è stato  Breitbart, il sito dello spin doctor di Trump, Steve Bannon. Anche il Washington Post ne ha parlato, ma in senso opposto: per smontare le somiglianze tra l’ordine esecutivo di Trump e quello di Obama. L’ex presidente Usa cercava di arginare una minaccia presente negli Stati Uniti, scrive ilWashington Post, Trump no. In parte è vero. Se guardiamo agli attentati che nell’ultimo anno hanno flagellato l’America vediamo inoltre che tutti gli attentatori avevano cittadinanza americana. È per esempio il caso di Rizwan Farook e Tashfeen Malik, gli attentatori di San Bernardino. E lo stesso vale per Omar Mateen, il jihadista di Orlando che ha ucciso 49 persone.

Ma è altrettanto vero che lo Stato islamico è solito infiltrare i propri uomini tra i migranti, come hanno dimostrato gli attacchi in Europa. Quindi una minaccia c’è. Anche se più remota rispetto a quella del Vecchio continente. Ciò che stupisce dell’ordine esecutivo di Trump è che non sono compresi Paesi come l’Arabia Saudita e la Tunisia, che tanti foreign fighter hanno donato all’Isis.

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Con fonte Il Giornale

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